Marabutti

Marabutto: termine dialettale tarantino che indica una persona esagerata, testarda, che conduce una vita al di sopra delle proprie possibilità economiche, incapace di fare passi indietro.

I Marabutti sono una giovane compagnia teatrale composta da Lorenzo De Liberato, autore e regista, e dagli attori Fabrizio Milano e Stefano Patti. Iniziano la loro collaborazione presso l’ACT Multimedia di Cinecittà che li porta a lavorare insieme in “Pene d’amore perdute” di William Shakespeare, per la regia di Alvaro Piccardi, presso il Silvano Toti – Globe Theatre di Roma e in altre produzioni. Portano in scena testi inediti (Marabutti, Il copione, Pierre Goumont, Grigio, Vite Private) scritti da Lorenzo De Liberato. Da settembre 2013 sono alle prese con un nuovo allestimento: Cyrano (liberamente tratto dal “Cyrano De Bergerac” di Edmond Rostand) insieme a Tiziano Caputo, Mario Russo, Matteo Cirillo e Giordana Morandini.

CYRANO

liberamente tradito dal ‘Cyrano De Bergerac’ di Rostand
adattamento e regia di Lorenzo De Liberato
con Tiziano Caputo, Matteo Cirillo, Fabrizio Milano, Giordana Morandini, Stefano Patti, Mario Russo
musiche originali di Tiziano Caputo eseguite da Tiziano Caputo e Mario Russo
disegno luci di Matteo Ziglio

SINOSSI | Cyrano de Bergerac, cadetto di Guascogna, ammirato e temuto per la sua infallibile spada e per i suoi motti spiritosi e taglienti, essendo afflitto da un naso mostruoso, non ha il coraggio di manifestare alla cugina Rossana il suo amore per lei. Costei, ignara dei sentimenti del cugino, lo prega di prendere sotto la sua protezione il giovane Cristiano de Neuvillette del quale è innamorata. Poiché questi non riesce ad esprimere in belle frasi il suo sentimento, Cyrano gliele suggerisce e fa in modo che Cristiano possa sposare Rossana a dispetto del conte de Guiche innamorato della donna. Questi, adirato, trasferisce subito Cristiano e Cyrano al fronte per combattere: da qui, De Bergerac, a nome di Cristiano, scrive numerose lettere d’appassionata poesia per Rossana, mantenendo sempre per sé questo segreto, anche quando il giovane muore combattendo. Dopo quattordici anni, Rossana, ritiratasi in una comunità religiosa, riceve la visita di Cyrano reduce da un ospedale: durante il colloquio, da Cyrano morente, Rossana apprende, disperata, la storia del taciuto amore per lei.

NOTE DI REGIA | L’opera di Edmond Rostand, il Cyrano De Bergerac, è senz’altro uno dei più grandi classici della storia del teatro. La compagnia Marabutti ha deciso di scegliere questo testo, fra tutti, per iniziare a misurarsi con il “grande teatro classico” e per riportare sulla scene questi personaggi immensi e immortali. L’obbiettivo che si è cercato di raggiungere è quello di non raccontare soltanto una storia d’amore, ma la storia di due debolezze, due fragilità: Cyrano e Cristiano decidono di unirsi per eliminare queste fragilità, scelgono il compromesso pur di raggiungere il loro scopo, consci che senza l’aiuto reciproco non hanno la possibilità di “amare”. Il romanticismo dell’opera è racchiuso principalmente in questo concetto, nell’eroe da romanzo al quale i due protagonisti riescono a dare vita e attraverso il quale riescono a realizzare i loro sogni, prima che tutto sfumi nella tragedia più nera. L’operazione intrapresa è stata quella di creare uno spettacolo “stilizzato” dove la storia e i personaggi hanno la massima importanza e sono assolutamente “l’essenziale” per lo spettatore che vuole seguire la vicenda: personaggi dai caratteri forti, delineati, ridotti all’osso, per far sì che siano immediatamente riconoscibili, si incontrano e si sfidano a suon di versi su un vero e proprio “ring”, come in uno spettacolo di commedia dell’arte, e come secondo la tradizione si spogliano delle loro “maschere” a bordo scena, sempre a vista e sempre partecipi, anche se fuori scena, allo spettacolo. Un ring a tratti surreale e sognante accoglie questi poeti spadaccini, questi parolieri e menestrelli, che rivivendo i versi di Rostand regalano ancora una volta l’ebrezza di una storia magnifica e commovente, dove la commedia e la tragedia si intrecciano perfettamente e diventano indispensabili l’una all’altra.

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